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La domenica che aspettavo

Pic nic: ciò che non deve mancare

Mi chiamava.
Ogni volta che accedevo di fretta alla cantina, lui mi chiamava e mi rimproverava di averlo lasciato in quella stanzetta angusta per tanti, troppi mesi.

Il mio cestino da pic nic. 

Poi una domenica incredibilmente libera, con le previsioni del tempo che da giorni mi incitavano dicendo " Vai! E' giunto il momento!", con la mente sgombra da pensieri pesanti e, per un'incredibile fatalità, i nostri due amici stranamente liberi come noi da impegni di qualsiasi sorta: il cestino è uscito dalla cantina. 

Era il momento davvero di un pic nic come si deve. 

Rispolverato il cestino e organizzate le idee ho preparato il pranzo al sacco, in cui niente è stato lasciato al caso, Tanto da rendermi conto, allacciando l'ennesimo fiocchetto di spago sui miei mini plum cake allo yogurt, che un altro, al posto della mia dolce metà, mi avrebbe già fatta internare. E invece lui no, sorride del mio disordine, e quando mi appresto a rendere concreto tutto ciò che di più fiabesco passi tra i miei pensieri, il suo sguardo dice sempre le stesse dolcissime due parole "solo tu". 

 

Ho questa scomodissima convinzione che quando l'atmosfera, il paesaggio, l'occasione è particolarmente favorevole, sia giusto, nei limiti del possibile, omaggiarla con l'attenzione per i dettagli. Da piccola chiudevo le manine a pugno, lasciando solo un piccolo spiraglio tra l'incavo del pollice e quello dell'indice. Diventava il mio cannocchiale per il mondo. Ci guardavo attraverso , ruotando su me stessa, per aspettare e fermare il momento in cui la visuale da quello spiraglio immortalasse  un pezzetto di realtà in cui fossero impresse solo cose belle. Non sempre mi capitava di riuscirci, qualche volta tutto sembrava perfetto ma  un traliccio entrava intercettava il mio campo visivo e io dovevo continuare a cercare. 

Ero una bambina un po' strana , in effetti. Più cresco e più me ne accorgo. 

Mi deve essere rimasta questa fissazione anche da grande, tanto da essermi posta l'obiettivo di rendere armonioso tutto quel che mi circonda. Forse il cannocchiale fatto di mani non serve più, ma al suo posto ci ho messo la mia macchina fotografica.

Non è da tutti poter scegliere. Vivendo a Treviso, se c'è il sole, mi ritrovo sempre ad essere indecisa. A mezzora dal mare, dalla montagne del Cansiglio e dai colli del Montello, da Venezia e, mal che vada, si rimane in città che certo ha sempre qualcosa di magico in serbo per me. 
Questa domenica di aprile avevo voglia di verde, di togliermi e mettermi il giubbino incerta sulla temperatura , avevo voglia di teli stesi sull'erba, di correre dietro ai cani senza guinzaglio, di incontrare sulla mia strada delle fragoline selvatiche, di indicare con il dito uno scoiattolo su un albero nel vano tentativo di mostrarlo anche ai miei amici. 
E così è stato. 

Il Montello non può essere considerato una montagna, l'altitudine massima è di 371 m. Ma non si sente nemmeno una collina. E' un panettoncino poco presuntuoso che si distribuisce in lunghezza, sulla cui vetta corre una strada chiamata dorsale. La cosa che amo di più di questo posto è che non serve porsi una meta specifica: dalla dorsale si dipartono 21 stradine secondarie chiamate "prese" che la intersecano e si infilano tra boschetti e campi, coltivati e non. 

Basta sceglierne una, a casaccio. Quella che ispira di più al momento. Un prato dove stendersi in pace, soli, di certo ci aspetta qualsiasi sia la presa prescelta. E quando scegli il tuo campo, sei certo che sia il migliore tra tutti quelli che avresti potuto trovare.

Cosa non può mancare

secondo il mio modesto parere

Ho qualche ossessione per i dettagli, e questo si era capito.
Se sentite di avere qualcosa in comune con me e volete seguirmi in questa mia folle attenzione per i particolari, ma anche se mi credete pazza e volete solo qualche spunto, ecco qui la lista di quel che non è mancato al nostro pic nic: 

  •  Cestino da pic nic fornito di piatti, posate, bicchieri e immancabile fodera in cotone bianco e azzurro.  La cosa buona del mio è che è termico, quindi ci infilo dentro due ghiaccioli prelevati dal freezer e problemi non ne ho. In mancanza di cotanta efficienza, possono bastare delle borsette termiche: non dimenticate stoviglie e bicchieri in plastica ( magari coordinati, tanto per dire)
  • Teli in cotone: io uso quelli per la spiaggia. I miei sono delle stesse tonalità del cestino da pic nic, fatalità, ma per evitare gli asciugamani in spugna dalle fantasie hawaaiane opterei per un bel lenzuolone bianco, che mi pare più azzeccato e fotogenico. 
  • Acquilone: che è stato autonomamente in volo 12 secondi al massimo. 
  • Libro: rimasto inesorabimente chiuso

Venendo a ciò che ci interessa realmente, per il pranzo io Giorgia, che non mangia carne,  ci siamo divise i compiti; io mi sono occupata di preparare: 

  • Limonata: ottenuta mescolando delle foglie di menta fresca, zenzero a fettine, succo di limone e sciroppo di agave. Ad essere onesti questa è opera della mia metà, lo ammetto. 
  • Sandwich roll: farciti con salmone affumicato, finocchi, lattughino, avocado e yogurt greco. Per evitare lo spargimento dei vari condimenti nel magico cestino, ho chiuso i panini in pacchettini di carta da forno legati da uno spago da cucina. E ne ho poi inserito ognuno in un sacchettino di carta da pacchi: uno per ogni commensale. 
  • Cheese cake in barattolo: philadelphia, panna, fragole condite con zucchero e limone e biscotti sul fondo. Classico ma d'effetto. I barattolini sono i classici bormioli in questo caso, chiusi con nastro e cucchiaino in legno riciclabile. 
  • Mini plum cake in tre versioni: la base è quella della torta sette vasetti, alcuni sono farciti con pezzi di cioccolato fondente e fleur de sel, altri con scorza di limone e mandorle a lamelle e gli ultimi con della crema di nocciole ( senza cacao). 

Giorgia si è occupata di prepararci:

  • Valeriana condita con caprino, mele e semi di lino tostati
  • Cous cous alle verdure, pomodorini confit e uvetta. 

Nulla da invidiare a chi era comodamente seduto a un tavolo di un ristorante.

 

Buona Primavera

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