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Finocchi alla piastra, bacon e arance

sfide

Se c'è una cosa che odio da sempre è sprecare energia nel tentativo di essere convincente. Credo sia affare da venditori. Si dice che si nasce commerciali, beh io sono tutto ciò che più si allontana da un animo commerciale. La contrattazione mi è estranea, cedo al primo segno di resistenza. 
Sono sempre stata alla larga da certi ambienti in cui risulta essenziale avere un po'... di quel che si dice.
Incredibilmente, cucinare non permette di esimersi da questo compito. Capita di avere a che fare con qualcuno di cocciuto, che non ne vuole proprio sapere di fidarsi. Si aggrappa all'idea che certe pietanze non fanno parte della gamma di sapori che le sue papille gustative possono apprezzare, magari semplicemente perché quando erano in fasce l'avevano sputacchiata ad ogni tentativo di assaggio. Come glielo si fa capire a costoro che i gusti cambiano? Che si stanno accontentando di troppo poco?
C'è chi si aggrappa alla sicurezza della cucina tradizionale, o peggio ancora della mamma. Qualsiasi piatto, se non fa parte delle proposte a cui sono sempre stati abituati, non merita nemmeno l'assaggio.  Qualcuno glielo può dire da parte mia che la mamma è sempre la mamma, e che assaggiare qualcosa di un po' diverso non corrisponde ad una condanna di alto tradimento. Nessuno, fuori di casa di mamma o di nonna, troverà mai gli stessi identici sapori. Ma il resto, non è sempre così temibile. Oppure c'è chi, altra bella gatta da pelare, apprezza un prodotto solo se preparato in uno specifico modo. Se glielo presenti con una cottura alternativa: occhio sbarrato e incredulità. "Tranquillo! E' sempre un finocchio!"

Mio padre per esempio, amante del comfort food e della tradizione in tutta la sua purezza, è un osso duro. Ottimo cuoco, ma non ci sono santi. Fa la stessa colazione da quando ho imparato cosa vuol dire fare colazione:  tre biscotti, sempre gli stessi e della stessa marca. Gli spinaci solo cotti, guai a presentarglieli nell'insalata. Quinoa, bulgur, cous cous, farro? per carità divina, non sia mai che possano avvelenarlo. 
Io sorrido . 

Per certe persone abituate ai sapori semplici, verdura e frutta assieme sembrano il prodotto di chissà quale stregoneria. 

Ciò che più mi soddisfa è stravolgere le loro idee preconcette e aprire loro nuove prospettive. 

Resta il fatto che mio padre in questo è incorruttibile. Mi ci devo rassegnare: rimarrà la mia eterna sfida. 

Ingredienti

  • 2 finocchi adatti alla cottura ( sono quelli più allungati, meno tondeggianti)
  • 12 fettine sottili di pancetta affumicata
  • 1 cucchiaio di agave ( in alternativa miele d'acacia)
  • 1 cucchiaio di aceto balsamico
  • 1 arancia non trattata
  • semi di finocchio
  • olio EVO
  • sale
  • Pepe

Preparazione

Lavate i finocchi, eliminate i gambi. Dividete ogni finocchio in sei spicchi. 
Fate bollire dell'acqua, salatela e immergetevi gli spicchi di finocchio: lessateli per 12 minuti. Poi scolateli e asciugateli avvolgendoli in un canovaccio.
Avvolgete ogni spicchio con una fettina di pancetta. Spennellateli con una miscela precedentemente preparata mescolando assieme sciroppo d'agave, aceto e pepe. 

Rosolateli in una padella ben calda su ogni lato per due minuti in modo che la pancetta diventi croccante. 

Lavate bene l'arancia, tagliatela a spicchi sottili con la buccia. In una ciotola conditela con olio, sale e semi di finocchio. Unite gli spicchi di finocchio alle arance e servite spolverandoci sopra del pepe nero. 

 

E' tutto molto semplice. Sono sapori che meritano di essere gustati assieme. A volte presentare qualcosa in tavola che si scosta di poco dalla solita insalatina triste, trasforma un contorno in qualcosa di più. 

 Fossi in voi, un tentativo lo farei. 

 

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