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Provenza

Regali che restano

Davanti al piccolo schermo del nostro pc. Finalmente accoccolati sul divano, stanchi sfiniti da una giornata di lavoro che ultimamente termina sempre più tardi, scegliamo un film che già conosciamo, sapendo che non arriveremo a finirlo. 

Titolo: " Un'ottima annata"
Scena dopo scena, cambiamo vita assieme al finanziere di Londra che finisce tra le colline provenzali e decide di non tornare più tra il traffico e le sgomitate della Borsa Londinese. 
Io, quasi sul punto di svenire dal sonno, mi lascio rapire dalla dolcezza delle colline della Provenza, l'ordine delle viti, il colore caldo della pietra degli edifici, l'atmosfera fresca e la vivacità discreta dei villaggi. 
Come se un po' già stessi sognando, mi scappa a voce alta un pensiero " Quanto vorrei essere lì"

" Ti ci porto" dice lui. " il tuo regalo di compleanno"

Il nostro viaggio inizia così. Da uno slancio d'amore, come mi piace pensare che sia. 

Nella programmazione di un viaggio bisogna pur partire da qualcosa. Serve uno spunto. Stesi sul divano andiamo alla ricerca dei luoghi del film , puntiamo il dito su quel paesino della Provenza fatto di pietra e di imposte color pastello: Gordes. Scopriremo poi che da quelle parti  tutti i paesini sono proprio così, fiabeschi, non serve stare tanto a cercare.

La Provenza è grande e pochi sono i giorni a disposizione. Lascio che la mia immaginazione trovi corrispondenza nelle immagini che mi scorrono davanti. E poco per volta, tra quel che non può mancare per l'uno e quel che è essenziale per l'altro, si configura l'accenno di un piccolo progetto di quattro giorni, che non prevede ritmi spietati, e non aggiunge troppi chilometri a quelli già previsti per raggingere la Francia. 

I Bed & Breakfast Provenzali si chiamano Maisons D'Hotes. Casali in pietra immersi tra i campi  che mettono a disposizione qualche stanza per gli ospiti e fanno a gara tra loro a colpi di marmellate fatte in casa. Il mio regno. 

L'idea era quella di non apparire troppo turisti e di respirare quell'atmosfera tanto sognata con una tabella di marcia solo abbozzata, in modo da percepire libertà e non stordimento da turismo di massa.
Con questo spirito ci siamo ritrovati al nostro ritorno ad elencare ciò che nella nostra mini vacanza ha contribuito più di altro a renderla indimenticabile.

10 cose da non perdersi in Provenza con poco tempo a disposizione

1. Scelta accurata ma rilassata

Come vi accennavo, abbiamo scelto come punto di approdo Gordes. Quindi nei pressi di questo paesino inerpicato tra le rocce abbiamo prenotato la nostra chambre d'hotes, ai piedi del monte Luberon. Si è rivelata tattica. da qui avevamo la liberà di farci ispirare dai villaggi da vistare che in questa zona sono davvero un'infinità:

Roussillon
Gordes
Saint Rhemy en Provence
Les Baux de provence
Manerbes
Lourmarin
Goult
Isle sur la Sorgue
Aix en Provence
Arles
Venasque
Fontaine de Vaucluse

A leggerli su carta, prima di partire mi han messo addosso un gran senso di confusione. 
Sono certamente tutti diversi, ognuno di loro con le proprie bellezze e particolarità, ma se il tempo è quel che è, eviterei di girarli tutti, costretti poi a dedicarci al massimo 30 minuti a ciascuno per problemi logistici. 
Noi abbiamo usato questa tattica: abbiamo scelto la nostra meta per la sera dove avremmo cenato, e abbiamo passato la giornata dirigendoci alla meta e facendo tappa nei villaggi che incontravamo sulla nostra strada. E' stato il giusto compromesso per goderci la pace delle piazze ombreggiate dai platani, per permettersi una limonata ascoltando le chiacchiere dei tavoli vicini, per sfogliare una rivista di un'agenzia immobiliare e sognare di essere milionari. 

Primo giorno verso est: Gordes, Goult, Roussilon, per raggiungere Casaneuve. 

Gordes e Roussilon

2. Alternare paesini più piccoli a centri più grandi

I villaggi ai piedi del Luberon sono fiabeschi, non credevo esistesse così tanta bellezza concentrata in un mucchio di case.
Sono realtà piccoline che è bello alternare a cittadine più grandi e brulicanti: 
abbiamo scelto Apt con il suo mercato provenzale e Arles scendendo verso la Camargue. 

Questa alternanza ha reso certo più dinamico e vario il nostro breve soggiorno in Francia, abbiamo assaporato l'energia diversa, ma intensa di entrambe le città. Apt più dolce e romantica, Arles più energica, alternativa, vivace. 

3. Evitare gli Hotel e godersi le Chambre D'Hote

Allo stesso prezzo di un Hotel, avendo a disposizione una macchina, io scelgo tutta la vita un casale in pietra chiara nel bel mezzo della campagna. 
Claudine ci ha accolti assieme a Foutsì, il suo buffo cane bianco. Una gentilezza che spiazza. Una Colazione all'ombra della veranda, marmellate fatte in casa. Pane fresco tutte le mattina. Siamo i soli ospiti i primi due giorni, poi ci raggiungono anche gli altri. Ma le camere non sono più di tre, non si avrà mail la sensazione di affollamento. Si mangia assieme attorno a un unico tavolo. 
La colazione qui si prende il suo tempo, per parlare, per godersi il sole caldo in riva alla piscina con il bicchiere di succo di frutta in mano. 
Tutto nel rispetto dei tempi e della pace che questo posto garantisce. 

4. Godersi la giornata che finisce a Casaneuve nel ristorante: Le Sanglier paresseux

Al contratio di molti, io non amo la cucina francese. O almeno quella che ho potuto provare fino ad oggi, non ha incontrato i miei gusti. 
Inoltre, i prezzi per cenare, quantomeno in Provenza, sono davvero alti rispetto ai nostri. 
Fatta la doverosa premessa, noi non ci siam fatti mancare niente. Se c'è una cosa che non amiamo, è cadere nelle trappole per turisti. E quindi la ricerca di ristoranti autentici diventa quasi una missione fin prima della partenza. 
A pranzo ci affidavamo a boulangerie e mercati. A cena pagavamo quel che c'era da pagare, senza troppi sensi di colpa. 
Da quelle parti è di gran moda la formula menù, generalmente comprensivo di antipasto, piatto principale e dessert. Bevande escluse. E' difficile spendere meno di 50 euro a testa se si considera il vino. 
A parte una prima cena un po' deludente dovuta alla fretta di riempire lo stomaco che chiamava, abbiamo trovato ciò che cercavamo a Casaneuve. 
Paesino che regala una vista meravigliosa, un'atmosfera un po' incantata per il grande silenzio nei vicoli, interrotto solo dal suono della tv proveniente da qualche casupola che ci si stupisce di scoprire abitata. Qualche gatto qua e là. Un piccolo e disordinato giardino segreto pieno zeppo di rose bianche. E questo ristorantino, che da' sulla strada e sulla vallata: di macchina ne passa una all'ora se è tanto. Si sentono le posate dei commensali, e la voce gentile delle cameriere. Un piacevole brusio dall'accento francese, e un po' di musica che proviene dalle sale interne. 
Ci sediamo nella veranda esterna e il nostro cuore si placa perchè subito capiamo di essere nel posto giusto per noi. 
Scegliamo il classico menù da tre portate e ordiniamo una bottiglia di vino rosè. 
Il menù è condizionato dalle origini sud americane dello chef che a fine serata esce a fare due parole con i suoi ospiti. 
L'atmosfera è informale ma le attenzioni sono tante. 
Mangiamo bene, ci viene servito un aperitivo di benvenuto a base di fagioli rossi che accompagnano una crocchetta... buona, ma non capiamo cosa ci sia dentro, comunque buona. 

5.Non perdersi il mercato provenzale

Una nota di merito spetta alla classe con cui la gente di qua fa la spesa al mercato. Non bastava la melodia della parlata francese, i banchi del mercato che si intrufolano sulle stradine di tutta la città senza limitarsi alle sole piazze. Non bastava il pane caldo e le fragole ordinatamente disposte in cestini di legno e carta velina rosa: no. Da queste parti non esiste andarsene in giro con la sportina di plastica, qui si usa la borsa di paglia, in tutte le sue forme: da cui esce la classica baguette, i ciuffi del sedano fresco, il sacchetto di albicocche. 
Questo ho trovato il sabato mattina al mercato di Apt. Ovunque mi girassi c'era qualcosa da fotografare. O nel piazza del mercato di Aix en Provence tutte le domeniche. 
Mi ha stupito la nitidezza dei colori, la luce, le piazze che quasi parevano quelle rappresentate nei cartoni animati di un tempo. 

Mercato provenzale: sabato mattina ad Apt

6. Improvvisare un Pic Nic

Fame. 
Boulangerie, cioè il panificio del paese. 
Partenza. 
Tappa per il pranzo.
Si ai piedi in questa regione si può fare così. Per pranzo attingere dai panifici dei paesini, magari aggiungendo alla spesa qualcosina di dolce per fare le cose fatte bene. Riprendere l'auto per raggiungere la prossima meta e scovare lungo la strada tortuosa dei tavolini in pietra che danno su una vista che non ci si aspetta. L'idea lo ammettiamo non è venuta a noi, abbiamo copiato una coppietta di sposi, lei rappresentava il mio alter ego giapponese: non le era bastata la vista sulla vallata, i papaveri,  la baguette e le erbe di campo, si era pure portata la tovaglia perchè tutto fosse perfetto. Come la capisco, gliel'avrei rubata quella tovaglia a righine. 
Beh comunque non siamo stati da meno. All'ombra di qualche albero abbiamo pranzato ristorati da una piacevole arietta fresca scegliendo sulla mappa il villaggio successivo da scoprire.  

7.Cambiare prospettiva: tappa ad Arles mentre il paesaggio sfuma.

Rendete il vostro tour più vario.  Lasciate alle spalle per una giornata i promontuori provenzali e le villette di pietra e dirigetevi verso la pianeggiante Camargue: laguna, cavalli bianchi, influenze gitane. In poco più di un'ora sarete catapultati in un paesaggio totalmente diverso.

Con la sensazione che l'atmosfera cambiasse mano a mano che scendevamo, siamo passati per Arles, pranzando con il bottino del mercato di Apt seduti a cavallo di un muretto che costeggiava il Rodano. In questa città c'è luce. Una luce che abbaglia.
Qualcosa è cambiato. Non mancano le imposte color pastello e la dolcezza dei vicoli, ma si sente che l'aria è differente.
Immaginiamo per le influenze gitane, ma ci sembra di percepire un disordine affascinante. Fosse una donna Arles non sarebbe un' elegante donna di casa vestita di fiori come Apt, ma assomiglierebbe più a una ragazza giovane, leggermente sfrontata e imprevedibile che vale di certo la pena conoscere. 
Beviamo un caffè ( orribile- almeno in questo i francesci non ci sanno proprio fare) in un locale pieno zeppo di cianfrusaglie, accolti dal proprietario che ci smaschera all'istante, neanche il tempo di dire il mio "Bonjour" collaudato e inzia a parlarci in Italiano, stringendoci la mano e facendoci accomodare. 
Stravaganze che mi divertono. 

8.Promenade à Cheval

Turistico sì, ma non eccessivamente. La passeggiata di due ore sulle rive paludose della laguna in Camargue è certamente l'attrazione di molti turisti, ma a me è sembrato un livello di "turisticità" accettabile: in fin dei conti lo  scenario è così, senza filtri o manomissioni commerciali. Al maneggio si parla esclusivamente, o quasi, in francese. I cavalli sono mansueti e abituati a fare i soliti percorsi caricandosi personaggi improbabili sul dorso: ma non è un caso se qualche volta pure loro si divertano a prenderli in giro, a cambiare strada, a sostare per mangiare nelle risaie, a rimanere indietro mandando nel panico i poveri imbranati che li cavalcano e poco ci possono fare se il cavallo ha deciso di fare di testa sua.
Io, imbranata per eccellenza, ho spiegato allo sfortunato cavallino a cui sono toccata, che si era preso una bella fregatura: mi hanno appaiata a lui, così piccino, in qualità di falsa magra. Povera stella. 
Venendo a noi, abbiamo prenotato in mattinata e abbiamo fatto bene perchè una volta lì, indossato il caschetto, , gli ultimi arrivati senza prenotazione sono rimasti su una panchina a guardarci partire. 
La natura in questo posto non lascia libertà all'uomo di spingersi oltre i suoi limiti. E l'uomo stesso sembra averne un rispetto lodevole. 
In arrivo un temporale, il cielo plumbeo, la laguna placida, i fenicotteri rosa, la sella scomoda, le distese fangose e il vento forte. 
Ci è piaciuto tanto. 
 

9.Non ribellarsi alla cucina locale: La Telline

Vi prego, con tutto il mio cuore, di non andare alla ricerca della pizza in Francia.  Vi prego altresì, di non ordinare un patto di pasta in Provenza. Ve lo chiedo io, e ve lo chiede pure il vostro apparato digerente. 
In primo luogo c'è da sapere che in Francia la pasta non è un primo ( non pervenuti), ma è usato come un contorno. Cioè accompagnano i loro piatti principali a base di carne o di pesce, con la pastasciutta generalmente scotta, non vedo perchè sottostare a questa tortura.  
In secondo luogo, qui lo dico e qui lo nego, se cerchiamo di mangiare in giro per il mondo come si mangia dalle nostre parti, partiamo già sconfitti. Ricercando in Francia i sapori Italiani, rimarremmo inevitabilmente delusi.
Dunque con la curiosità e il pizzico di diffidenza che ci contraddistingue, meglio andare alla ricerca della cucina autoctona. 
E con un po' di impegno si trova. 
Noi l'abbiamo trovata nelle campagne della Camargue, al ristorante La telline. 
Arriviamo in anticipo per ripararci dall'acquazzone, il ristorante è ancora vuoto. Abbiamo il tempo di scambiare due parole con il proprietario, passargli due indirizzi di Venezia in cui mangiare bene e farci consigliare i suoi piatti migliori. é bello stare qui senza nessuno attorno, Il posto è semplice ma curato nei dettagli: ci sono le tovaglie a quadri rossi e bianchi, una vecchia singer nelle toilette, la luce giusta per goderci la cena. Un apertitvo offerto a base del loro tipico riso rosso.Telline, il loro piatto forte,  saltate e condite con una cremina di aglio che ci hanno emozionato. Un 'insalata di lenticchie cipolle e ossobuco. Pesce fresco alla griglia, e carne di toro. 
Caffè e in regalo meringhe e ciliege sciroppate. 
Tanta delicatezza, nel menù e nei modi semplici di chi ci ha ospitati. 

10. Tornateci

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