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Malga Cercenedo

Questione di rispetto

Quando il nostro amico Andrea, per la prima volta ci ha proposto di pranzare alla Malga Cercenedo in occasione del suo compleanno, nevicava. Risalendo per le curve del Cansiglio gli alberi imbiancati ci invitavano a proseguire come indicandoci la strada. 
" Mi sono innamorato di questo posto" ci aveva detto. 
Di lui ci fidiamo. Ce lo diciamo sempre io e Andrea di essere sulla stessa frequenza. Ci colpiscono le stesse cose, ci emozionano le stesse atmosfere. Ottavia, sua futura sposa,  invece ragiona come la mia dolce metà, ci completiamo così, noi quattro. Noi, che sembriamo accomunati dalla ricerca della bellezza, dall'armonia e dalle atmosfere semplici ma pensate. 
Appena un evento, una serata, un nuovo ristorante, un pic nic, una passeggiata tra i boschi o una al mare, ci colpisce, il pensiero va sempre a loro: " Dobbiamo dirlo a Ottavia e Andrea". Anzi OttaviaeAndrea, sì, ormai è diventata un'unica parola per noi. 
Un'amicizia a cui è stato dato il giusto tempo e il giusto spazio fin da subito. Colleghe di tirocinio in camice io e Lei; e un invito a passare una giornata nelle acque placide della laguna. Prima di partire il timore di non conoscersi bene e di dover passare tante ore nello spazio ristretto della barchetta di Andre, ci aveva fatto tentennare. Mai siamo stati più grati di non aver dato seguito a quei tentennamenti: complice la laguna e il sole sopra le nostre teste, quel giorno d'estate ha visto nascere un'amicizia. 

Malga Cercenedo

Anche in un giorno di pioggia si respira aria buona. 
Qui in questo posto che a prima vista non ha nulla di poetico, la genuinità fa da padrona. Genuinità nei modi, nell'accoglienza in ciò che arriva a  tavola. 
In questa malga vige il rispetto del tempo e della natura. 

In questa posto ciò che scalda il cuore non è né una vista mozzafiato, né un arredamento particolarmente accogliente e neppure, vi dirò, le prelibatezze che vengono servite. No ecco, ciò che ti fa innamorare di questo posto si insinua piano piano dentro, mentre lo vivi, mentre sei lì seduto e aspetti pazientemente i ritmi lenti di Toni, il proprietario.
Già risalendo il sentiero in auto, sei costretto a rallentare: volente o nolente, la natura si impone e la strada si fa leggermente impervia.
Questa primavera in un giorno piovoso è venuto ad accoglierci nel parcheggio un vitellino dal muso placido . Una volta dentro l'ambiente è semplice, i tavoli son pochi. Ci si accomoda senza cerimonie, grazie ad Andrea che ormai è di casa, ci si sente già parte di questa stanzina circondata da finestre, una stufa e un po' di disordine. 
Bisogna mettersi il cuore in pace, sedersi e parlare, aspettare che Toni arrivi, prima o poi arriverà. 
Susanna in cucina, con i suoi fazzoletti floreali avvolti sulla testa e un sorriso autentico, sale alla malga nel fine settimana e una volta lì, scopre quali saranno gli ingredienti da combinare per mettere in piedi pranzi e cene per i suoi ospiti. Tutto dipende da quel che l'orto ha deciso di regalare in quei giorni, dipende dalla carne macellata quella settimana o dalla visita di un cacciatore amico di Toni, dipende dalla stagionatura del formaggio e dei salumi.
Così funziona qui, nessuna forzatura.


 

Quando finalmente arriva Toni, un uomo smilzo, con rughe profonde che gli segnano il volto, ma alto, con una postura fiera e lo sguardo dolce, ci propone i suoi salumi e i suoi formaggi. 
I realtà non c'è da scegliere, questo è ciò che può offrire, e io amo che non ci siano alternative. 
Quel giorno avevano raccolto erbe di campo e ne avevano fatto un risotto che ci è stato portato al tavolo su vecchie porta zuppe decorate. A seguire delle lasagne agli asparagi. Tengo a precisare che ciò che viene portato al tavolo non risulta mai eccessivamente saporito, preferiscono lasciare posto al sapore degli ingredienti protagonisti, Toni ci invita a cospargere il risotto con il loro formaggio descrivendoci la differenza tra quello di una ciotola e l'altro.
Tra una portata e l'altra passa del tempo, il tempo che lui ci faccia conoscere la sua nipotina di qualche mese, che ci racconti come si chiamano le mucche che stanno pascolando lì fuori nel campo retrostante, che ci spieghi della precisione svizzera della gravidanza del maiale e di quella volta che suo figlio da solo ha fatto nascere undici maialini. C'è da stare lì ad ascoltare e non perdersi nemmeno una parola. 
 

Assieme al vino rosso, arrivano anche i secondi.
Spezzatino di manzo con patate e il tanto reclamato capretto. I contorni, il pane del forno del paese: tutto evoca semplicità e franchezza. 
Tra un bicchiere di vino e l'altro mi accorgo che fuori pioviggina e che una famiglia di paperotti gialli di tutta fretta va in cerca di riapro nella stalla delle mucche. Esco ad immortalare il più impavido. 

Torno dentro e Toni è al nostro tavolo, chiede se vogliamo assaggiare i dolci di Susanna. I suoi dolci sono uno più buono dell'altro, li porta al tavolo su piatti da portata tagliati a fette. Si condivide tutto qui, anche una fettina avanzata in tre perchè si è rimasti con la voglia di mangiarne ancora. 
La panna cotta con la salsa pere e zenzero ci emoziona. 

Seguono i caffè e le grappe, di tanti tipi diversi, tutte rigorosamente fatte da loro con erbe e bacche  di cui non conscevo nemmeno l'esistenza. Da quanto sono belle mi ossessionano e le fotografo da tutte le angolazioni. Ognuno le assaggia, Susanna esce dalla cucina e mi da la ricetta di un dolce che presto proporrò anche a voi. 

 

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