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Toscana

Alla ricerca della lentezza

Si diventa grandi. E come facevano gli adulti quando noi gli arrivavamo alla cintura, si corre. Per andare al lavoro e per tornare dal lavoro. Per preparare la cena, per mantenersi in forma e in forze. Per raggiungere piccoli obiettivi e grandi progetti. E non ci si permette mai di andare un po' a rilento. Dio solo sa quanto ci farebbe bene andare più piano. E anche quando ti imponi di rallentare, pensi a quante cose potresti fare se solo accelerassi un pochino.

Allora si parte. É l'unica via per regalarsi pace.

Nessun programma prestabilito, ci svegliamo tardi, senza aver preparato uno straccio di bagaglio. Partiamo alla volta della Toscana e a metà strada, nei pressi di Bologna già ci viene fame.
Svoltiamo e Bologna ci accoglie con la sua vivacità. Lui mi porta in quel ristorante dove voleva potarmi da tempo. Mi piace quando è lui che traina e mi porta in posti che non conosco.

Tappa a Bologna

Calorie e vita

Camminiamo veloci, lo stomaco chiama. Mi tiene per mano. Arriviamo al ristorante; si chiama Merlot. Ci fanno accomodare in un tavolino nell'angolo. Ordiniamo. Io non sono un'esperta di vini ma qui ne assaggio uno buonissimo. Ci arriva un piatto di pasta fresca con pesce e briciole croccanti che  mi fa letteralmente impazzire: saranno due etti ma avrei continuato a mangiare. 

Il sole riempie le piazze di Bologna di vita. E noi senza meta la accogliamo tutta perché abbiamo bisogno solo di questo. Ci infiliamo nelle vie senza sapere dove portano. In questa città ad ogni angolo c'è qualcosa da scoprire: un negozio che vende gli innaffiatoi più belli che abbia mai visto, locali intimi in cui sedersi su divanetti verdi lontani dalla calca, chiese che dietro ad un paravento nascondono opere che non riesco a smettere di fissare per la drammaticità che esprimono. Nel complesso monumentale di Santa Maria della Vita,  il compianto sul Cristo morto di Niccolò dell'Arca: le espressioni di orrore nei volti delle sette figure rappresentate lasciano addosso un senso di inquietudine che mi rende incredula. E poi, nell'Oratorio, la dolcezza poetica delle opere di Sergio Zanni, così sognanti e ipnotiche. 

Scordarsi di guardare l’ora è un evento considerevole per una che ha più di qualche mania di controllo. Mi sono trovata di fronte ad un orologio e mi sono resa conto conto che saremmo arrivati in Toscana per cena: per qualche istante il nervosismo ha tentato di prendere il possesso della mia testa; l’ho incredibilmente scacciato via grazie alla musica di tre artisti di strada e alla placida lentezza della camminata di Lui.

E’ un ingresso lento il mio nella consapevolezza di essere in vacanza. Rendersi conto che, se ci sono orari da rispettare, è perché sono io ad essermeli imposti; decidere di smettere di farlo è un processo che mi richiede un certo sforzo. So che è paradossale considerando che attendo di liberarmi dai vincoli per mesi, ma la testa si sa, non è poi così logicamente ordinata.

Arriviamo a Lastra a Signa per l’ora di cena. Ci attende Giovanni e il suo sorriso. Siamo a qualche chilometro da Firenze, al Valdirose. L’unica decisione inamovibile del mio soggiorno in Toscana. L’unica scelta fatta con preavviso: “Almeno una colazione in quel posto magico” mi ero detta. E poi sono diventate tre.

Mentre Giovanni gira la chiave del portone di ingresso, già sento quella sensazione che percepisco raramente fuori dalle mura di casa mia. Quel profumo di famiglia. “Segreti” è il nome della nostra stanza.

Colazioni terapeutiche

Valdirose Charming Rooms

La dote dell’accoglienza non credo si acquisisca. Deve esistere qualche gene nel DNA che rende capace di ospitare in modo spontaneo e genuino. Usciamo dalla nostra stanza e bussiamo in cucina. Irene e Paolo, i proprietari,  ci accolgono con addosso il loro grembiule di cuoio e un sorriso. Il rumore delle tazzine e il profumo del caffè.
Il fulcro del Valdirose è la veranda luminosa in cui il lungo tavolo già di per sé, ispira convivialità. Arriva lo yogurt bianco con granola fatta in casa e mirtilli. Paolo appoggia il pane caldo toscano tra un vaso di ortensie e la caraffa di succo di frutta. Ci prepara un cappuccino pieno di schiuma densa. Irene ogni mattina ci  regala una torta soffice, al cioccolato magari, se sa che c’è qualche bimbo tra i suoi ospiti.

Il pizzico di imbarazzo iniziale, mischiato alle aspettative, si scioglie come lo zucchero nel mio caffè. Basta una parola, la ricetta della torta di cui continuo a tagliare una fetta dopo l’altra. Lui mi osserva, sorrido come quando a casa i biscotti mi vengono bene, come quando riusciamo a regalarci una mezzora di pace. 

Giovanni, il padre di Irene, irrompe con la sua spensierata allegria. È una di quelle persone che ti danno da subito l’impressione di avere tanto da raccontare. La colazione procede piano, cercavamo lentezza, e qui l’abbiamo trovata. Ci piace che si siedano con noi, che si metta su un’altra moca di caffè per bercela tutti assieme. Questo posto mi rende curiosa, mi fa voglia di pensare che la vita ci riserva sempre un’occasione nascosta da qualche parte, che nei progetti bisogna crederci anche se a volte sembrano solo utopie. 

Il Valdirose è genuino, perché non si nasconde niente qui. Hanno deciso di condividere un pezzetto della loro vita senza filtri in cui a colazione, tra un biscotto e l’altro, ti accorgi che di fronte hai una donna come te che ti racconta di quando era bambina, che ha paura delle cavallette, una mamma alle prese con i compiti di scienze,  un papà paziente che si diverte a far giocare anche i suoi piccoli ospiti, un nonno con tante storie da raccontare a cui non piacciono i musi lunghi. Hai di fronte persone semplici a cui senti che puoi svelare anche qualcosa di te senza paura.

Diventiamo cavie di una nuova ricetta, e intanto i minuti passano e ci si scambia di posto. Si rincorre una zanzara, viene voglia di aiutare a sparecchiare come si fa a casa di amici.  C’è aria di leggerezza.

Non mi sento nemmeno troppo poetica nel dire che queste lente colazioni mi hanno fatto voglia di qualcosa di nuovo, di cambiare un po’ la rotta, e di crederci un po’ di più.

Chianti

...e la natura da' il meglio di sè

Partiamo con la pancia piena e le indicazioni di Paolo sul Chianti. La strada da percorrere vale quanto i posti in cui ci fermiamo. I paesaggi sembrano quelli di un film. La natura da queste parti si è impegnata parecchio per essere così bella. Probabilmente non sono abbastanza brava, ma scattare foto non da soddisfazione. Meglio viverci dentro. 

Tappa a Badia a Passignano e bicchiere di vino, perché non siamo contenti se non inauguriamo un posto mangiando e bevendo. Due chilometri di sterrato e arriviamo alla Cantinetta di Rignana grazie ai consigli infilati in borsa a colazione. Un posto in cui mangi affacciato su una distesa di colline verdi. Decidiamo di avventurarci nell’impresa di una costata gigantesca,  per quel che sono i nostri canoni. Gino, il gatto spettinato da poco diventato papà, reclama la sua porzione. 
Ripeto che per quel che mi riguarda,  me non c’è da fidarsi sui vini. Ma il  riserva di Rignana, è buonissimo… lo dice anche Lui. Ci sentiamo viziosi, e questo ci piace. 

Dopo pranzo riposiamo all’ombra, la digestione richiede i suoi tempi. Ci muoviamo poi, lenti, verso San Gimignano. Parcheggiamo sotto il borgo. Si cammina in salita. Stupenda, ma invasa dai turisti… fino all’osso. Ogni cosa è rivolta ai turisti, dalla vendita dei pacchi di pasta tricolore alla gelateria che offre gelato gusto puffo: non credevo neanche esistesse più. Cerchiamo autenticità tra gli ingorghi turistici. Non è facile ma noi la troviamo nelle terrazzine trasandate, nel vecchietto che fuma la sua sigaretta annoiato, nei vicoli più stretti da cui gli stranieri non sono attratti. Si fa quasi sera e ci vien voglia di una passeggiata a Firenze.

Ci arriviamo quando tutti se ne vanno. E ci piace. Camminiamo piano, mano nella mano. Palazzo Pitti è più dorato del solito e la piazza è completamente sgombra. Passando sul Ponte Vecchio mi faccio spazio tra la gente e scatto una foto al tramonto che sembra lì a chiederci di fermarci per un momento, ci sediamo sul marciapiedi e ascoltiamo il chiacchiericcio della gente che passa e un cantante di strada che sembra concentrarsi solo sulla sua chitarra, incurante della confusione.
Il Duomo è imponente, massiccio, sembra starci stretto in quella piazza. Camminiamo senza una meta precisa, il sole scende e la fame tarda ad arrivare. Ci si lascia un po’ trasportare dalla città, è difficile perdersi. A fine serata capitiamo in prosciutteria, dove ci beviamo un bicchiere di rosso e mangiucchiamo in piedi un tagliere di affettati.   

Lucca

Mi sveglio già contenta perché mi aspetta la Colazione con la C maiuscola. Partiamo alla volta di Lucca. Piove. Ma siamo fiduciosi.

La pioggia ci permette di trovare facilmente parcheggio poco fuori le mura. Camminiamo sotto l’ombrello, non vediamo nulla, solo le nostre scarpe (bagnate). Fino a che non sentiamo più le gocce battere sulla tela dell’ombrello. Lo togliamo di mezzo e può iniziare il nostro giro di ricognizione.
Dentro le mura il turismo è diverso da quello di San Gimignano. Biciclette ovunque, che possono essere affittate per percorrere il giro delle mura.
Lucca è viva. I preparativi per un concerto in Piazza Anfiteatro ci rivelano che non è solo un'impressione. Il sole scalda le piazze. I vicoli si animano di turisti ma l'aria non è irrespirabile. Alla ricerca di un posticino dove mangiarci un'insalata per risollevare lo stomaco dalle fatiche del giorno precedente, passeggiamo sereni, perché questo è quello che questa città ci trasmette: tranquillità. 

Massa

Vicoli di primavera

Si riparte. Andiamo verso il borgo di Massa dove ci aspetta l’evento “vicoli di primavera”:  nel sali scendi delle stradine del piccolo paesino medievale si dispongono qua e là dei banchetti in cui le creazioni artigianali mi tentano come un cabaret di pastine.
Il paesino è bellissimo, quasi intimo, qui tutti si conoscono per nome. Ci innamoriamo di tante cose e facciamo le nostre scelte. Portiamo a casa doni preziosi che valgono tanto per il semplice fatto che sono frutto di passioni coltivate e riconosciute. Mi piace farmi regali così, che hanno un valore per ciò che ci sta dietro, oltre che per la loro bellezza oggettiva.
Nella piccola piazza di Massa ci beviamo una birra gelata, incrociamo i nostri vicini di stanza, ci rilassiamo mangiando pane toscano condito con olio d’oliva e sale. I bambini corrono su e giù per i vicoli, sembrano sempre sul punto di rotolare giù ma si salvano ogni volta, sarà il baricentro basso. Si respira l’aria di un campeggio, in cui il tempo è sospeso e tutto è protetto. Massa, un così piccolo gruppetto di case in mattoni regala dall’alto una vista maestosa sulle colline circostanti.

 

Chiudiamo in bellezza questi quattro giorni in cui abbiamo ricaricato le batterie e respirato ossigeno. Doppia colazione di più di due ore, per salutarci in modo dolce, dolce come i tortini dal cuore caldo di Irene, sfornati all’ultimo minuto per ricordarci che non tutto deve essere programmato per risultare perfetto.

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